Preparazione 20 min
Cottura 20 min
Totale 40 min
Porzioni 6 porzioni

La fonduta al tartufo è il modo più diretto per capire che cosa sia davvero il tartufo del Molise, una terra che ha fatto di questo tubero una questione d'identità. Qui non ci sono orpelli: fontina lasciata macerare nel latte per tre ore, burro sciolto a bagnomaria, tuorli incorporati uno alla volta finché la crema non prende corpo. Il tartufo arriva alla fine, affettato in tavola sul tegame di coccio ancora fumante, perché il calore ne liberi il profumo davanti al commensale.

È un antipasto da stagione fredda, generoso e conviviale, che i cuochi molisani servono nelle piccole terrine individuali. La pazienza è l'ingrediente non scritto: il bagnomaria non va mai portato a bollore e le uova vanno unite con calma, altrimenti la fonduta straccia. Il risultato deve essere cremoso e sostenuto, mai liquido.

Servita come antipasto di una cena importante, la fonduta chiede un bianco strutturato o un rosso giovane e poco tannico. Se non hai il tartufo fresco, una crema o un carpaccio di tartufo nero danno un risultato molto vicino: vanno aggiunti a fuoco spento, mai in ebollizione, per non disperdere gli aromi volatili. Conta anche il recipiente: il coccio, preriscaldato, mantiene la fonduta alla giusta temperatura fino alla fine.

Ingredienti

Ingredienti

  • Fontina: 500 g
  • Latte: 2 l
  • Burro: 50 g
  • Tuorli D'Uovo: 6
  • Tartufo Nero: 50 g
  • Sale: q.b.
  • Pepe: q.b.

Preparazione

1

Macerazione della fontina

Tagliare la fontina finemente, metterla nel latte con poco sale e lasciarla macerare per 3 ore.

2

Fusione a bagnomaria

In un recipiente concavo sciogliere il burro a bagnomaria, aggiungere la fontina con il latte e alzare la fiamma. Mescolare con una spatola di legno fino a completo amalgama: la fonduta deve risultare cremosa e solida.

3

Unione dei tuorli

Unire i tuorli uno alla volta, incorporando bene ciascuno prima di aggiungere il successivo. Mescolare ancora per circa 10 minuti, in modo che le uova restituiscano densità.

4

Servizio

Servire in tegami di coccio individuali e affettare in ognuno il tartufo nero al momento, direttamente in tavola.

Servire bollente, con crostini di pane casereccio tostato: il calore del coccio continua a sprigionare il profumo del tartufo fino all'ultimo cucchiaio.

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